Un ponte per Kabompo PDF Stampa E-mail
Scritto da Ins. Bellucci Caterina   
Mercoledì 06 Giugno 2012 13:36

 

25 settembre 2005

Un ponte per Kabompo

Un prato, un enorme pentolone di acqua  che bolle, un fuoco a legna  acceso.

E’ questo il modo con cui ancora si sterilizza la biancheria nell’ospedale della città di Kabompo (  600 km  a nord/ovest dalla capitale  dello Zambia  ai confini con l’Angola). La prima persona a parlarci dell’ospedale  fu Suor Rosalinda “ i pazienti  devono procurasi autonomamente siringhe e farmaci prima del ricovero, le apparecchiature sono praticamente inesistenti, eppure è  l’unico ospedale che serve un distretto sanitario molto vasto. La supplica  era di tenere la fiammella accesa, di non farlo morire. Lavorammo tutto l’inverno, in sintonia con la casa madre francescana di Assisi, per  reperire  lenzuola, suppellettili, elettromedicali ,farmaci e  quanto altro fosse utile.

Con grande fatica riempimmo un container e con grande soddisfazione pensammo che il  più era fatto. Una volta arrivati a Lusaka ci siamo subiti adoperati per organizzare il viaggio di noi volontari  ed il trasporto del materiale.

Bambino in incubatriceBambino in incubatrice Ma avevamo dimenticato che “Dio ha regalato l’orologio all’uomo bianco  e il tempo all’Africa”. Non esisteva una “strada” per Kabompo, ma una pista  che richiedeva un camion robusto e un pulmino  con quattro ruote motrici,tutto da trovare. Non erano queste  le uniche difficoltà, tutto lo Zambia era senza gasolio  a causa di un guasto alla raffineria e il container non era ancora stato sdoganato. Intanto, con il passare dei giorni Kabompo, nell’immaginario del gruppo di volontari, era assimilato alla mitica “Timbuctù”. Ma come sempre accade in Africa, arriva il momento in cui tutto si risolve: giovedì 4 agosto ore 7,00  partenza!  Un camion stracarico seguito da un pulmino con  11 volontari ben stipati. Ventuno ore di viaggio. La pista si rivelò un ‘immensa groviera” di buche, gli autisti locali  costretti a zigzagare  per guadagnarsi i cigli della pista, unici tratti percorribili: foratura di una gomma del camion, soste per rifornimenti da due fusti di nafta sistemati nel camion, unico ponte ostruito da un pullman in panne, dal nulla un veicolo sventagliante che ci rovescia addosso il carico, per sgranchirsi le gambe qualche calcio al pallone in compagnia dei bambini dei villaggi ,all’inzio diffidenti e riluttati (potenza del pallone). Arrivo a destinazione alle tre del mattino, buio profondo e assoluta incertezza su dove  alloggiare. Ormai rassegnati a dormire nel pulmino, ecco le suore francescane che ci accolgono nella piccola casa/convento offrendoci i loro letti.  Comunque, alle sette del mattino tutti in piedi  pronti a scaricare il  contenuto del camion davanti ai locali dell’ospedale. Nei tre giorni di permanenza sono state montate le apparecchiature  diagnostiche, sistemata e rifornita la farmacia, migliorato il laboratorio analisi, posizionato un generatore elettrico, messa in funzione  un’incubatrice che ha subito accolto due gemellini appena nati. A tre ore di viaggio da Kabompo  (direzione Angola) esiste un ponte lungo  300 metri che collega le due rive dello Zambesi: è un simbolo e un capolavoro perché racconta una storia di speranza e di incrollabile fiducia. E’stato costruito grazie alla volontà e costanza di un frate cappuccino, Crispino Valeri, (con  l’aiuto di  cinque operai  e senza alcuna nozione di ingegneria) in seguito alla morte di cinque persone affogate nel tentativo di attraversare il fiume con un zattera. Ci piace pensare che anche noi abbiamo iniziato a costruire un ideale ponte per Kabompo.

Ins. Caterina Bellucci

Ultimo aggiornamento Domenica 05 Ottobre 2014 09:23
 

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