Settembre 2006

Costretto a definire in poche righe l’eredità della missione di Agosto con l’Associazione potrei dire che è qualcosa che ha a che fare con la speranza ritrovata. Dopo qualche settimana passata sulla bellissima sponda opposta del Mediterraneo mi si è manifestato lo spessore dello scetticismo sotto cui ero scivolato inavvertitamente durante il graduale passaggio dal tempo dei libri e della spensieratezza a quello del lavoro e dell’impegno.

Costruzione sala operatoria in zambiaIl confronto con la popolazione zambiana, l’ospitalità delle Suore Missionarie Francescane e l’esperienza dei soci dell’Associazione mi hanno introdotto in un modo di spendere la giornata, la vocazione e il tempo libero che non può lasciare nell’indifferenza. La modalità operativa dell’Associazione, con l’integrazione di diverse competenze e sensibilità, a partire dalla base – bambini ed adulti – di sostenitori che offrono denaro, fino a chi si occupa di ideare, di realizzare i progetti, di curarne la sopravvivenza con competenza e tenacia, mi è apparsa come una delle strade realmente percorribili per risolvere i problemi in Zambia e anche un po’ qui nelle nostre case. Mi restano la chiarezza della vocazione delle Sisters Francescane nello spendere la giornata per dare un presente più dignitoso al popolo zambiano. La tenacia dell’Associazione nell’assicurarsi che i fondi raccolti giungessero al destinatario corretto, senza disperdersi in rivoli destinati ad essere inghiottiti dal suolo pieno di buche della burocrazia o semplicemente dei mille bisogni locali.

Il sorriso e la speranza dei bambini.

È stato qualcosa di simile ad un Master in cooperazione, ho toccato con mano come il buon cuore è condizione necessaria ma non sufficiente in un’attività di grande complessità.