Riportiamo le impressioni del viaggio in Africa di Sefora, specializzanda presso la clinica di malattie infettive nell’ospedale di Torrette di Ancona.
Sefora ed una sua collega sono appena ritornate dallo Zambia dove hanno fatto parte del secondo gruppo di medici che lavorano al progetto “Nutrizione e salute”.Il lavoro che abbiamo svolto consisteva nel visitare presso dei centri nutrizionali balanini che ogni giorno vi afferivano per mangiare. Quindi controllavamo il peso e gli indici corporei(altezza e circonferenza braccio) ed eventuali patologie in atto,poi in base ad una curva di crescita a nostra disposizione,decidevamo se il bambino era sotto peso o normopeso;
nel caso presentasse i segni di malnutrizione davamo il Pumply’nut che consiste in una crema di noccioline energetica addizionata di micronutrienti. Cercare di condensare in qualche riga un’esperienza in Africa è cosa molto difficile. Ho sempre pensato che fosse eticamente corretto e doveroso partire per questo paese,per aiutare “chi è meno fortunato di noi”, e, quando si è presentata l’occasione l’ho colta al volo. Sono partita pensando che avrei fatto la differenza,che avrei lasciato un segno,che sarei stata una persona migliore perché facevo la cosa giusta. In realtà,appena arrivata,i miei obiettivi,i miei propositi si sono capovolti,modificati. Non ero io ad aiutare l’Africa,ma lei me. Ogni volta che si verificava una difficoltà,c’era sempre qualcuno pronto a darmi una mano,a consolarti,a spronarti senza chiedere nulla in cambio. C’era sempre qualcuno interessato a chiederti come stavi,a partecipare ai tuoi problemi, presentarti soluzioni. C’era sempre qualcuno pronto ad invitarti a casa sua per condividere il pranzo, senza preoccuparsi per in posto in più. L’Africa non è il paesaggio, non sono i colori, né il safari, l’Africa, è la gente che incontri e di cui senti nostalgia e per cui sei disposta a partire una seconda volta.





